Michael Nesler, con la sua ditta Professional Flying Team progetta e collauda parapendio, imbraghi, paracadute di soccorso, da lancio e kite surf da ben 25 anni. Tante innovazioni e soluzioni tecniche utilizzate oggi, derivano dal suo laboratorio di ricerca. È istruttore di volo dal 1987 ed è stato tra i primi a organizzare corsi SIV. Come autore, fotografo e collaudatore, collabora con le più grandi riviste di settore e ha pubblicato vari libri in lingua italiana, tedesca e inglese. E’ una delle voci più autorevoli del mondo del parapendio. Riportiamo un suo articolo comparso sui social il 6 maggio 2020 che riteniamo di grande interesse

 

Un nuovo inizio!

Dopo il blocco, che ha colpito quasi tutti i paesi, la maggior parte dei piloti aspetta con ansia di tornare finalmente in volo.
Molti di noi non vedono l’ora, ma hanno sentimenti contrastanti, se non ambivalenti. La penso allo stesso modo, perché questa è la pausa volo più lunga degli ultimi 35 anni.
Non si tratta tanto di capire se abbiamo dimenticato come si vola, quanto piuttosto di capire come la crisi abbia cambiato il nostro modo di pensare e di sentire.
Durante il divieto di volo che ha coinvolto quasi tutte le nazioni europee, alcuni piloti sono andati comunque in volo.
Questa è stata la loro decisione e non la giudico.
Certamente non hanno infettato nessuno in aria.
Quello che mi preoccupa è che molti piloti hanno avuto incidenti.
O tantissimi piloti hanno volato illegalmente, oppure il tasso di incidenti è stato incredibilmente alto.

Dato che anche nella mia vasta cerchia di conoscenti nessuno ha rotto il blocco, tutto fa pensare a un aumento degli incidenti. L’esecutivo, i media e soprattutto la comunità di Facebook si sono scagliati contro questi piloti feriti come se avessero messo in pericolo la vita di tutti.

A noi, che siamo rimasti a casa, hanno tolto la voglia di volare con tutti questi articoli su piloti incidentati e la successiva condanna collettiva nelle reti social.
Ci hanno seminato nella mente pensieri come: meglio non volare per evitare di farsi male, per non rubare il posto in ospedale a una potenziale vittima Corona.
Oppure: Se solo mi succede una piccola cosa, finirò alla gogna dei reti social.

All’improvviso molti di noi si sentono atleti antisociali, quasi suicidi che non hanno altre intenzioni che farsi male al primo volo, tanto da mettere ulteriormente in difficoltà chi è già ricoverato per il Corona Virus.

D’altra parte, dobbiamo prendere il volo.
Questa è la nostra vita, il nostro luogo dove facciamo i conti con noi stessi e con il mondo. Dove ci occupiamo della natura e di noi stessi senza essere continuamente soggetti al controllo sociale. Lontano dalla vita quotidiana, dai nostri problemi e dalle nostre preoccupazioni.

Ma onestamente, con quello che ci è stato detto negli ultimi due mesi, solo i piloti veramente incalliti possono continuare come prima del blocco.
La sola tensione psicologica di non farsi del male in nessuna circostanza, può trasformarsi rapidamente in una profezia che si autoavvera.

Il volo non è uno sport in cui pui concentrare la tua attenzione sull‘evitare incidenti. Richiede tutta la nostra attenzione, la nostra percezione concentrata e la nostra completa attenzione su ciò che stiamo facendo in ogni momento, dal decollo all’atterraggio.
La coscienza sporca, la paura di essere emarginati o addirittura di sentirsi antisociali è sicuramente una minaccia per la vita.
Immaginate di essere in piedi in decollo per la prima volta dopo tanto tempo. Probabilmente da soli, perché dovremo mantenere le distanze per un po’. I vostri sentimenti sono agitati: “Le condizioni sono buone? “Sto rischiando troppo?” “Posso farlo?” “Lo voglio ancora?”

Grazie a tutti i problemi, alle voci, alle immagini e alle notizie di disastri, la nostra mente è già gravemente condizionata.
Quindi è comprensibile se si perde la gioia di volare.
La buona notizia in anticipo: Appena sei in volo ritorna la gioia!

Sono sicuro che ci sono piloti che decollerano senza pensare e sopprimerano tutto il resto. Probabilmente sono loro i piu fortunati tra noi, almeno in questo periodo. E non dobbiamo preoccuparci di loro, perché continueranno come prima.

Ma per coloro per i quali il volo è stato più di un semplice sport di chilometri, altezza e prestigio, il nuovo inizio sarà una grande sfida.

Come possiamo affrontarlo?
La situazione è nuova per me. Non ho esperienza in questo. Solo alcune idee – e sta a voi provarle. E se funzionano, consigliarle ai vostri amici volanti.

Diventiamo consapevoli dei nostri dubbi e delle nostre preoccupazioni!
E’ l’ora del diario di volo. Una vera e propria lettera, con la penna coordinata! Solo per noi, non sono affari di nessun altro!
Scriviamo le nostre preoccupazioni, dubbi e paure prima del primo volo.
Poi pensiamo al modo migliore per affrontarli, quali soluzioni potrebbero funzionare per noi. A volte è più facile se fingiamo di consigliare un amico.
Poi scriviamo i nostri desideri: cosa ci aspettiamo dal volo, quali sentimenti vogliamo provare. E come potremmo realizzarli al meglio.
Questa auto-riflessione scritta ci aiuta a calmare i pensieri negativi e a rafforzare quelli positivi.
Dopo il primo volo, scriviamo tutto quello che abbiamo vissuto. Cosa significa questo volo per noi.
Lo so, è tutto all’antica e ci ricorda i tempi della scuola. Ma i tempi difficili hanno bisogno di mezzi concreti, e la scrittura fisica è uno degli strumenti psicologici più forti.

Andiamo a volare insieme!
Più precisamente, incontratevi al sito di volo, mantenete la distanza prescritta, ma parlate delle vostre preoccupazioni, delle condizioni e di ciò di cui avete paura.
Lasciate che i preparativi per il decollo diventino una sorta di terapia di gruppo. Nessuno deve dimostrare di essere il più figo. I veri eroi saranno quelli che aiuteranno a trovare la pace, la gioia e la fiducia all’inizio.
Non salire sulla montagna da solo. Partire da soli con dubbi, sensi di colpa e un lungo periodo senza volare ci espone a un enorme stress, il che è pericoloso.

Facciamo un piano!
Non dobbiamo partire subito per un supercross di 5 ore. Un po’ di ground handling, qualche planata e poi qualche giro in una calma termica serale ci aiuterà ad abituarci di nuovo all’aria.
Tutto questo non deve accadere il primo giorno. Abbiamo tempo. I record e le super performance non interesseranno quasi a nessuno per molto tempo. Ora abbiamo il tempo di volare per noi stessi.

Imparate a prestare attenzione!
Se non l’abbiamo ritenuto importante fino ad ora: È il momento di farlo!
La gente ha cercato di convincerci che la cosa più importante nel parapendio è il materiale, la conoscenza e la tecnica di volo. Ma questa è una stronzata: più importanti sono l’attenzione, la modestia e la gioia profonda.
Prestare attenzione ad ogni momento nell’aria, rimanendo sempre al 100% nella situazione e nel qui ed ora è la nostra unica protezione contro le profezie che si autoavverano, la paura e gli errori. Se finora siamo stati alla ricerca di risultati e riconoscimenti, possiamo finalmente concentrarci su questo argomento. Il bello è che il nostro volo diventa migliore, più appagante e più sicuro come per magia.

Nei prossimi mesi il volo rimarrà una passeggiata sulla corda tesa. Continueremo ad essere convinti che stiamo egoisticamente rivendicando posti riservati in ospedale e di dedicarci al nostro bel passatempo senza considerazione dei momenti difficili.
I pedoni non ci capiranno mai, non sanno cosa significa per noi volare. Contro l’invidia, il sospetto e l’odio c’è purtroppo un solo rimedio: Ignoratelo e andate per la vostra strada.
Questa è una sfida che per molti di noi sarà molto più difficile che reimparare a volare in questo momento.

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